Requiem per una miniatura
"Il tempo è un grande maestro, ma sfortunatamente uccide tutti i suoi studenti" Hector Berlioz
Ebbene sì, pare ormai confermato che per uccidere una miniatura non occorre assoldarne un'altra con un'arma potenziata, è sufficiente immetterla sul mercato dando l'esclusiva ad un fornitore!
Se ancora vi sembra di vederla viva, magari tramite newsletter, superofferte, o simili, non fatevi fregare, probabilmente è la stessa tattica usata da Cuba con Fidèl.
Se anche il prodotto non è proprio morto morto, nel senso che in America, patria delle molteplici illusioni, si narra si venda ancora, state pur tranquilli che in Italia è almeno in coma farmacologico.
Pur essendo sul mercato da nemmeno sei anni, ho visto questo fenomeno ripetersi già parecchie volte. Non me ne vogliano i distributori, non tutta la colpa è da attribuirsi a loro. Il nostro “mercatino delle pulci” non è, a mio avviso, fatto per le esclusive.
Mi spego meglio con un esempio: una casa di miniature, per piccola che sia, produce di media 100 artt. diversi, e tutto questo PRIMA di nutrire l'illusione di aver conquistato una nuova nazione, nemmeno giocassimo tutti a Risiko (anche se in effetti sono in tanti ad essere affezionati alle bandierine! :-).
Facciamo due conti: se ci fossero anche solo 50 negozi, disposti a trattare un nuovo prodotto, immaginando un prezzo medio di 4€ cad. il distributore deve disporre di un magazzino base (che contiene un solo pezzo disponibile per tipo per cliente) ammonta già a 20.000€. Apparentemente un importo non così grande per un grosso distibutore, che non tiene conto però del rischio legato all'investimento su un prodotto rischioso e al suo basso indice di rotazione.
Ma i dolori iniziano subito dopo. Al secondo anno di distribuzione, la casa produttrice si lascia prendere dall'entusiasmo e inizia a sfornare 6 novità al mese. In capo a due anni, gli articoli a cataologo diventano 300, cui vanno sommati 3-4 manuali (stampabili in minimo 100 copie per) per un magazzino che oscilla tra i 60 e gli 80.000€! Ma potrebbero essere molti di più, ricordiamo il caso Confrontation. Tutto questo senza contemplare nessun investimento legato a interventi pubblicitari e promozionali.
Quanta fatica con l'unico scopo di togliere un fettina piccola piccola di mercato alla Games Workshop!
MORALE: da che ho memoria solo un uomo ha tentato questa impresa ed è riuscito per un paio d'anni a far tremare la leopardiana mamma GW, e il risultato finale lo conosciamo. Qualcuno obbietterà che ci sono state altre concause a determinarne il fallimento, ma ciò non toglie che gestire un prodotto tanto ampio e complesso come quello tridimensionale non è davvero un affare semplice, senza contare il rischio legato ad un'eventuale perdita dei diritti d'esclusiva dopo l'impegno prodotto per conquistare il mercato, e direi che la questione Upperdeck ne è un cristallino esempio.
Per questo motivo, scottati da molteplici esperienze negative, da anni ormai, le nostre scelte aziendali legate alle miniature, vertono sempre e solo su prodotti “liberi”, ovvero venduti DIRETTAMENTE dalle aziende produttrici.
Nel momento in cui una casa di miniature, seppur valida, finisce sotto l'egida di qualcun'altro... bhè, possiamo spegnere le stelle, anche tutte ed accompagnare nel loro ultimo viaggio tutti i piccoli guerrieri, elfi, nani, robottoni, geni della lampada, fate, mostri e demoni (Goblin ovviamente MAI! :-), nelli limbo di quelli che avrebbero potuto, ma che per sorte avversa, non furono.
Amen
Goblin Girl
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Requiem per le miniature
Peccato che i giochi di miniature all'alba del secondo decennio del nuovo millennio sono come i wargames con le mappe ad esagoni vent'anni fa. Un prodotto di nicchia giocato da sempre meno persone più per nostalgia ed inerzia che per altre ragioni.
La GW sta facendo la fine che fece la Avalon Hill, ha già venduto alla Fantasy Flight una delle poche property appetibili del proprio catalogo, la linea di boardgames, e si prepara ad un dignitoso tramonto, dato che non esiste sul mercato una vecchia Wizards of the Coast disposta a comprarsela.
La Wizkids è già fallita. La Rackham c'è quasi.
Quali altri segnali dal cielo devono arrivare ai negozianti affinché si convincano che si tratta di una linea di prodotti zombificati, morti viventi che solo la passione (suicida) di qualche negoziante (e distributore) continua a tenere in vita?